Lettura targhe e GDPR: DPIA, ruoli e conservazione dei transiti.
Contenuto informativo su trattamento ANPR, DPIA e retention. Da verificare con DPO/RPD. Nessun parere legale.
Disclaimer: questo testo è informativo. Non è un parere legale, non è una DPIA e non sostituisce le linee guida del Garante o i provvedimenti applicabili al tuo ente. Verifica ogni scelta con DPO/RPD e consulenti legali competenti. Affermazioni normative puntuali non coperte da fonte interna sono marcate [DA CONFERMARE].
La lettura targhe genera transiti: targa, quando, dove, spesso un’immagine. A volte marca, modello, colore. È videosorveglianza “aumentata”, non un log di firewall. Prima di accendere i varchi si allineano finalità, basi giuridiche, soggetti e tempi. Il prodotto software arriva dopo.
Contesto impianto: guida ANPR. Contesto PA: Comuni e Polizia Locale.
Cosa c’è in un transito
- Identificativo varco e timestamp.
- Stringa targa (con qualità OCR).
- Crop targa e/o frame di contesto.
- Dati derivati (classe veicolo, colore) se li attivi.
Ognuno di questi pezzi può essere minimizzato. “Teniamo il video a 30 fps per 90 giorni” non è lo stesso trattamento di “teniamo il record transito 15 giorni senza contesto”.
Titolare, responsabile, operatori
In PA il titolare è di regola l’ente. I fornitori cloud o in housing possono essere responsabili. Un modello on-prem nel perimetro dell’ente riduce alcuni trasferimenti ma non elimina ruoli, istruzioni e misure. MFA e audit delle consultazioni sono misure tecniche utili da descrivere; non sono un attestato GDPR.
Non dichiariamo certificazioni ISDP, ISO 27001 o analoghe: [DA CONFERMARE: non presenti nel materiale Inquiris fornito].
DPIA: quando ha senso parlarne
Impianti estesi, watchlist, incrocio con altre banche dati, conservazione lunga, AI aggiuntiva: sono indizi che una valutazione d’impatto va discussa col DPO. La soglia giuridica esatta è [DA CONFERMARE sul caso e sulla normativa vigente]. Il fornitore software può contribuire con architettura e log; non firma la DPIA al posto tuo.
Tempi di conservazione
Non pubblichiamo “7 giorni” o “30 giorni” come regola d’oro. La retention segue finalità (accesso vs indagine vs statistica aggregata) e minimizzazione. Serve cancellazione o anonimizzazione al decorso, e una procedura di freeze se un procedimento lo richiede — da definire con l’ufficio legale.
Il software dovrebbe permettere policy per tipo di dato (stringa vs immagine). Se non lo fa, è un gap di prodotto da mettere in gara.
Informative e cartelli
I transiti in area pubblica o aperta al pubblico richiedono informativa intelligibile. Testi e pittogrammi sono dell’ente. Il fornitore non “assolve” con un footer sul sito aziendale.
Assessment tecnico (perimetro prodotto)
Cosa possiamo discutere senza fare gli avvocati: dove sta il database, backup, chi ha ruoli, se c’è MFA, cosa finisce nei log, come si esporta. Poi il DPO decide. CTA: assessment ANPR con disclaimer legale in pagina categoria.
La piattaforma lettura targhe descrive on-prem, MFA, audit in linguaggio prodotto, non in linguaggio di certificazione.
Domande che il DPO farà al fornitore (preparale)
Dove sta il database? Chi ha accesso root? I backup dove vanno? Cifratura a riposo [DA CONFERMARE sul deploy]. Log di consultazione: cosa registrano, per quanto, chi li vede. Cancellazione: è automatica, è per policy, è reversibile per freeze? Export: chi può, in che formato, con quale traccia.
Se attivi marca/modello/colore, dillo. Se conservi il frame di contesto, dillo. Se l’app operatori scarica crop su telefono, dillo: è un altro vettore.
Il fornitore onesto risponde con architettura, non con “siamo GDPR compliant” stampato in rosso. Inquiris non usa quella frase come certificazione. Offre un modello on-prem e strumenti di controllo da verificare in assessment.
Le linee guida del Garante e i provvedimenti su videosorveglianza evolvono. Per questo ogni numero di giorni e ogni base giuridica resta fuori da questo articolo se non confermata per il tuo caso. Copiare la retention del Comune accanto è un errore classico: finalità diverse, rischi diversi.
Chiudi il cerchio con informative, registro trattamenti, eventuali DPIA, istruzioni ai preposti. Il software è una misura, non il fascicolo. Poi, se il perimetro prodotto è chiaro, si può parlare di canali e varchi senza confondere i ruoli.
Minimizzazione in pratica
Puoi non conservare il frame a colori se ti basta il crop targa. Puoi non conservare marca e colore se non li usi. Puoi aggregare flussi senza identità se la finalità è traffico. Ogni sì è un trattamento in più da giustificare.
I fornitori in assistenza remota sono destinatari. Le VPN, i jump host, i tempi di intervento vanno scritti. On-prem non significa “nessuno entra mai”: significa che l’ingresso è tuo da autorizzare.
Le immagini di contesto sono spesso il dato più ricco e più rischioso (volti, interni auto, pedoni). Trattale come videosorveglianza, non come allegato della targa. Il DPO lo dirà meglio di un blog. Questo paragrafo serve solo a non dimenticarlo in distinta base.
Cosa portare al DPO (checklist)
Elenco varchi e finalità per ciascuno (accesso, allarme, traffico, indagine). Destinatari degli allarmi. Dove vive il dato (on-prem, backup, assistenza remota). Cosa si persiste (targa, crop, contesto, marca/modello/colore). Tempi desiderati e freeze. Chi consulta, con quale audit. Informative visibili. Fornitori con accesso.
Questa lista non è una DPIA. È il materiale perché il DPO/RPD possa farla. Il software può mostrare retention e log: non firma la valutazione di impatto. Inquiris, in assessment, descrive il perimetro prodotto. La decisione resta dell’ente. Vedi anche il pillar e la pagina lettura targhe.
Il Garante e le linee guida su videosorveglianza restano la fonte primaria per cartelli, informativa e valutazione di impatto: quanto scritto qui è una mappa di lavoro, non un parere. Se il tuo ente ha un RPD diverso dal DPO di gruppo, allinea i due tavoli prima di accendere i varchi. Meglio uno storico corto e lecito di uno lungo e contestato.